UILCA

Umbria: sempre meno sportelli bancari e bancomat

La spinta verso la digitalizzazione è dettata anche da queste due caratteristiche. L'Umbria è la seconda peggior regione per chiusure dal 2010 a oggi

Una regione dove prosegue inarrestabile il trend delle chiusure delle agenzie bancarie, ma che vede ridurre anche il numero degli sportelli bancomat mentre arranca l’installazione di nuovi Pos. È il quadro di sintesi che emerge dall’analisi della Uil dell’Umbria, basata su un lavoro condotto dal Centro Studi Orietta Guerra della Uilca nazionale. La regione si scopre sempre più digitale fra trasformazioni nelle abitudini delle persone, nuove norme legislative e fiscali, sviluppo del commercio online e desertificazione bancaria, ma anche con ritardi propri che rendono non sempre agevole l’utilizzo delle carte di pagamento per gli acquisti quotidiani. Numeri che confermano il calo generalizzato – in Umbria come nel resto d’Italia – del ricorso agli assegni bancari (-40%), dei circolari (-13,7%), delle RI.BA. (-18,8%), degli effetti cambiari, sia tratte che pagherò, ridottisi del 28%, mentre a crescere sono le transazioni con bonifici bancari (+25,1%), gli addebiti diretti in conto corrente (+18,5%), ma soprattutto le operazioni con carte di debito su Pos (+74,5%), il tutto realizzato in soli tre anni. E non è solo una questione di quantità di transazioni, considerato che c’è anche una stretta correlazione tra queste percentuali e i volumi espressi in milioni di euro dove, in valore, i pagamenti Pos sono incrementati del 55,9%. Non solo strumenti di pagamento, ovviamente. Partiamo ad esempio dall’inarrestabile e progressiva chiusura delle agenzie bancarie presenti sul territorio, un trend in atto da diversi anni, dove – in linea con le tendenze nazionali – si è assistito in un decennio alla chiusura di circa un terzo degli sportelli, e con un processo tuttora in corso basato sui Piani industriali dei gruppi bancari presenti in regione. Infatti, su 92 comuni umbri, ben 25 di essi sono ormai totalmente de-bancarizzati (il 27% del totale), con una situazione più grave in provincia di Terni dove si trovano ben dieci comuni senza agenzie (il 30%): Alviano, Arrone, Ferentillo, Montecchio, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Parrano, Penna in Teverina, Polino e Porano. Anche in provincia di Perugia situazione complicata, con quindici comuni ormai senza sportelli (il 25%), e cioè: Castel Ritaldi, Costacciaro, Fratta Todina, Lisciano Niccone, Monte Santa Maria Tiberina, Monteleone di Spoleto, Montone, Paciano, Piegaro, Poggiodomo, Preci, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Vallo di Nera e Valtopina. Una situazione che non solo priva oltre 31 mila umbri della fruizione di un servizio fondamentale, ma che rende problematico anche il semplice approvvigionamento di contante per le esigenze quotidiane, stante la contemporanea chiusura degli Atm, meglio conosciuti come sportelli bancomat. Se a livello nazionale, nel breve volgere di un decennio, si è passati dai 45 mila sportelli bancomat operativi agli attuali 37 mila (-17%), la situazione umbra è decisamente peggiore in quanto, nello stesso periodo temporale, siamo passati dagli 824 Atm attivi nel 2010 ai 560 di fine 2021, con la chiusura dunque di ben 264 installazioni, l’equivalente del 32%, il peggior dato italiano, subito dopo il Trentino-Alto Adige. In altri termini, se in Italia si contano 90 bancomat ogni 100 mila abitanti, il dato dell’Umbria si riduce ad un misero quantitativo di 65 sportelli, sempre per 100 mila abitanti. Tutto ciò è allo stesso tempo causa ed effetto, insieme ad altri fattori predisponenti, a condurre il sistema dei pagamenti verso una sempre maggiore digitalizzazione, con una spinta che però sembra provenire soprattutto dalle nuove preferenze dei cittadini, piuttosto che dalla crescita dei Pos attivi in regione. Infatti, se in Italia, in un quinquennio, i Pos sono raddoppiati, passando dai 2,05 milioni di apparecchi ad oltre 4,14 milioni (+98%), l’Umbria sembra procedere con il freno a mano, in quanto si è saliti dai 45 mila apparecchi del 2016, agli attuali 68 mila circa, una percentuale di crescita minimale, se comparata con quella delle altre regioni italiane, facendo dell’Umbria la regione con la performance peggiore in assoluto. Secondo Fabio Benedetti, segretario regionale confederale Uil Umbria, la chiusura delle agenzie è una problematica delicata in atto oramai da diversi anni. Nella grande spinta alla completa digitalizzazione dobbiamo pensare anche a chi, per vari motivi, non può o non riesce, e che in un contesto completamente digitale rischia di rimanere isolato e senza servizi considerati di primaria importanza. La Uil Umbria esprime grande preoccupazione per tali comportamenti che vanno a discapito degli ultimi, generando ancora più disuguaglianze in un momento in cui ce ne sono anche troppe. I segretari regionali Uilca Umbria Luciano Marini, Luca Cucina e Valentina Gallarato sottolineano le contraddizioni fra la preferenza di fasce sempre più ampie di popolazione, soprattutto giovanili, verso i pagamenti digitali, e alcune scelte di indirizzo sull’uso del contante che sembrano fra loro incongruenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button