Indagine sulla Tari: dal 2020 in Umbria aumenti raddoppiati

Indagine conoscitiva sullo stato della tassa sui rifiuti

PERUGIA – Osservato dal versante delle tariffe il bicchiere del peso economico della tassa sui rifiuti applicata ai due capoluoghi dell’Umbria è mezzo vuoto. Infatti, l’incremento della TARI, registrata nel sessennio che va dal 2020 al 2025 è risultato più che doppio rispetto all’andamento della media nazionale italiana. E’ quanto emerge da una indagine conoscitiva curata dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della UIL, che indaga il peso della tassa rifiuti sulla spesa dei contribuenti, a livello dei Capoluoghi di provincia.

Lo studio è stato condotto su un campione riferito ad un nucleo composto da 4 componenti, su una abitazione di 80 mq con tariffe comprensive di IVA, tributo provinciale TEFA e componenti perequative Arera.

Le tariffe riportate sono riferite all’anno solare e si compongono da quota fissa e quota variabile. La prima si determina in base alla superficie dell’alloggio e relative pertinenze moltiplicata per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa. La seconda, invece, è costituita da un valore assoluto rapportato al solo numero degli occupanti e che va sommato alla parte fissa.

In dettaglio emerge che a Perugia il trend negli anni è stato in continua crescita dai 347 euro del 2020, 346 euro nel 2021, 370 euro nel 2022, 386 euro nel 2023, 421 euro nel 2024 e 452 euro nel 2025, con un incremento dunque nel periodo del +30,2%, di cui +7,35% nell’ultimo anno.

A Terni, invece, si è passati da 256 euro nel 2020, 327 euro per le annualità 2021, 2022, 2023, 2024, e 334 euro nel 2025, con un incremento dunque del 30,5%, di cui +2,33% nell’ultimo anno.

Confrontando il dato dell’Umbria rispetto alla media italiana risulta una tariffazione inferiore per Terni e superiore per Perugia, in quanto per la media nazionale si passa dai 306 euro del 2020, 314 euro nel 2021, 326 euro nel 2022, 331 euro nel 2023, 338 euro nel 2024 e 350 euro nel 2025, con un incremento complessivo che si ferma al 14,4%, di cui + 3,73% nell’ultimo anno.

Per curiosità l’importo massimo viene applicato a Pisa con 650 euro nel 2025, quello minimo invece a La Spezia che si ferma a 180 euro.

La tassa rifiuti urbani, che secondo l’analisi era nata come strumento per la copertura dei costi di raccolta e smaltimento, ha finito con il tempo per trasformarsi in un vero e proprio prelievo, non sempre collegato ai principi di equità fiscale ed ai livelli di qualità del servizio offerto.

Lo studio rileva anche che la progressiva estensione della raccolta differenziata e del servizio porta a porta necessiterebbe di essere accompagnata con maggiori investimenti in impianti e personale, al fine di evitare disservizi e penalizzazioni per gli addetti.

Oltre ad investimenti in impianti sarebbero utili politiche pubbliche di ampio respiro che incentivino politiche di governance effettivamente trasparenti e partecipate, con un monitoraggio attento allo stato di attuazione del PNNR.

 

La Segreteria Regionale Uilca Umbria

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